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Spotify corre ai ripari: nuove regole dopo la fuga di Neil Young e Joni Mitchell

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Spotify cambia le regole relative ai podcast: la mossa della piattaforma dopo gli addii di Neil Young e Joni Mitchell.

Il terremoto scatenato da Neil Young ha causato danni importantissimi per Spotify. Anche per questo, la piattaforma ha scelto di agire tempestivamente per correre ai ripari. Dopo la fuga del cantautore canadese e della collega Joni Mitchell, causata dalla presenza del podcast di Joe Rogan, apertamente no-vax, l’azienda svedese ha visto andare in fumo centinaia e centinaia di milioni di dollari. Per frenare l’emorragia, il CEO Daniel Ek ha scelto quindi di cambiare le regole relative ai podcast, immettendo sulla piattaforma una novità ritenuta ormai necessaria.

Caso Neil Young: la contromossa di Spotify

La fuga degli artisti dalla piattaforma, e soprattutto le tante polemiche scatenate in tutto il mondo, hanno costretto Spotify a prendere le contromisure più adeguate per frenare una situazione che potrebbe diventare davvero grave per l’intera società.

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La prima mossa di Ek è stata l’introduzione di un avviso che precederà tutti i podcast che parlano di Coronavirus, in tutti i sensi. Una novità annunciata dal CEO al blog For the Record e spiegata così: “Su Spotify ci sono tante individualità e opinioni diverse, tra cui molte con cui non sono per niente d’accordo, ma non possiamo diventare censori dei contenuti“.

I temi toccati da Rogan e da tanti altri content creator sono incredibilmente complessi, e la società svedese non può in alcun modo censurarli o instradarli in maniera aperta. Per questo motivo l’unica mossa attuabile, secondo Ek, è un avviso che permetta agli ascoltatori di essere consapevoli di cosa andranno ad ascoltare.

Le nuove Platform Rules e le scuse di Joe Rogan

Le nuove regole diffuse il 30 gennaio da Spotify prevedono la proibizione di contenuti che promuovono informazioni mediche false o pericolose, come la convinzione che malattie come AIDS e Covid siano una truffa o l’utilizzo di metodi alternativi, come la candeggina, per curarsi.

Intanto Joe Rogan, l’opinionista finito nell’occhio del ciclone suo malgrado, si è scusato per quello che sta succedendo. Non voleva minimamente scatenare questo pandemonio: “I miei podcast sono strani perché sono conversazioni. Spesso non ho idea di quello di cui parlerò, le mie idee non sono così approfondite perché arrivano in tempo reale, ma faccio del mio meglio“. Rogan ha quindi ringraziato Spotify per il supporto e ha sottolineato come i suoi ospiti siano sempre personaggi con grandi credenziali, seppur con un’opinione diversa dalla narrativa mainstream. Per quanto lo riguarda, non sa se abbiano ragione, ma sa che parlare con queste persone può essere utile.

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