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La Pornostalgia di Willie Peyote per mettere a nudo le contraddizioni della nostra società

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Willie Peyote

Willie Peyote, Pornostalgia: la recensione del quinto album del rapper torinese di Mai dire mai (la locura).

Se pensavi che Sanremo potesse cambiare Willie Peyote, forse ti sbagliavi. A un anno dal suo debutto sul palco dell’Ariston, con tanto di polemiche e vittoria del premio della Critica, e a tre anni di distanza da Iodegradabile, il suo ultimo album, il rapper torinese riparte da Pornostalgia. Un disco che già dal titolo, formato da un neologismo piuttosto esplicito, mette in mostra lo spirito sarcastico e ficcante con cui l’artista continua a guardare alla realtà, anche dopo oltre due anni di pandemia e nel bel mezzo di una guerra che sta cambiando, e potrebbe ancora cambiare, le nostre vite.

Willie Peyote, Pornostalgia: la recensione

C’è tutta la poetica di Willie Peyote in questo nuovo disco. A dimostrazione che il salto nel grande mainstream non ha scalfito la voglia del rapper di descrivere la realtà per quel che è. E lo sguardo di Guglielmo continua a essere analitico, al punto da poter riuscire a vedere tutti i difetti e le contraddizioni di una società che non è come vorrebbe apparire. Basterebbe alzare gli occhi per potersene accorgere.

Willie Peyote
Willie Peyote

Disco molto personale, in cui tornano riflessioni in contesti differenti e disparati, contiene, come sempre negli album di Peyote, tanta carne al fuoco. Due temi su tutti sembrano prendere il sopravvento: la voglia di attaccare chiaramente l’industria musicale, paragonata a un ristorante “all you can hit“, dove si punta sulla quantità a discapito della qualità, e il tutto a un costo molto basso; e le contraddizioni di una società in cui le divisioni tra ricchi, meno ricchi e poveri stabiliscano le distanze tra tutti noi, anche se in fin dei conti i soldi non esistono, e non sono altro che numeri.

Non mancano però storie più personali, in brani come La colpa al vento, Il furto della passione e Sempre lo stesso film. Come non mancano anche i featuring, da quelli con alcune attrici di talento, come Michela Giraud ed Emanuela Fanelli, ma anche con punti di riferimento come Samuel e Jake La Furia, o nuovi artisti che stanno dando un grande contributo a cambiare l’immagine dell’hip hop italiano, come Speranza.

Se dal punto di vista della scrittura non stupisce ormai lo stile di Guglielmo, tra le penne migliori del nostro rap, sempre pronto a sorprendere con giochi di parole, metafore e un’innata capacità di chiudere le rime in maniera quasi mai banale, musicalmente c’è parecchia varietà, con una preponderanza per la musica elettronica, alternata ad atmosfere quasi soft jazz in brani come Prima e Diventare grandi.

Cresciuto anche grazie alla partecipazione a Sanremo, che ha lasciato germi qua e là nelle liriche, Peyote mostra la sua sensibilità ancora una volta anche portando alla luce un concetto nipponico, quello dell’hikikomori, che indica un ritiro volontario dalla società. Una decisione che, mai come in questi anni di pandemia, è stata accarezzata da tanti, delusi da un mondo che non sembra più in grado di rispecchiare le nostre esigenze, e che ci porta sempre più a diventare nostalgici. O, meglio, “pornostalgici”. Un brano che chiude, metaforicamente e degnamente, un album che merita più di un ascolto per poter essere assorbito a pieno.

La tracklist di Pornostalgia

1 – Ufo
2 – Fare schifo (feat. Michela Giraud)
3 – La colpa al vento (feat. Godblesscomputers)
4 – All You Can Hit
5 – Prima
6 – Il furto della passione
7 – Risarcimento skit (feat. Emanuela Fanelli)
8 – Diventare grandi (feat. Samuel)
9 – I soldi non esistono (feat. Speranza e Jake La Furia)
10 – La casa dei fantasmi
11 – Hikikomori
12 – Robespierre (feat. Fast Animals and Slow Kids)
13 – Sempre lo stesso film

Voto: 7.5

Di seguito l’audio di Ufo:

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