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Måneskin e Pinguini come Beatles e Rolling Stones: polverizzati i biglietti negli stadi

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Maneskin

Måneskin e Pinguini Tattici Nucleari si dividono il successo con i primi concerti negli stadi: la storia di un percorso parallelo.

Da un lato i Måneskin, dall’altro i Pinguini Tattici Nucleari. Il mondo della musica vive di dicotomie, spesso create in maniera artefatta dalla stampa per cercare di creare la notizia anche lì dove la notizia non esiste. In fin dei conti, è una tecnica di marketing che fa bene a tutte e due le parti in causa di questi “duelli”. Il caso più emblematico di questo tipo di confronto è quello che risale agli anni Sessanta, quando Beatles e Rolling Stones, così diversi nel modo di essere, di suonare, di apparire, vennero trasformati, complice la volontà del manager degli Stones, in acerrimi rivali.

Una cosa del genere sta accadendo in queste ore, ovviamente in piccolo, anche con le nostre più importanti band degli ultimi anni: i Måneskin, vincitori di Sanremo, dell’Eurovision, star internazionali da decine di premi prestigiosissimi e concerti in tutto il mondo; e i Pinguini Tattici Nucleari, rock band trasformatasi in fenomeno pop rappresentazione perfetta di almeno un paio di generazioni. Due gruppi così diversi, capaci però in una manciata di anni di passare dalla strada o dai garage agli stadi. Due storie di successo tanto differenti quanto affascinanti.

Biglietti polverizzati per i concerti negli stadi di Måneskin e Pinguini

L’annuncio dei primi live negli stadi italiani delle due band è arrivato quasi in contemporanea. Un doppio appuntamento, per ora, per il gruppo di Damiano e Victoria, singolo per quello di Zanotti. Da un lato i Måneskin puntano su San Siro e l’Olimpico di Roma, polverizzando 75mila biglietti in sei ore. Dall’altro i ragazzi bergamaschi si fermano, al momento, all’impianto di Milano, ottenendo un sold out in dodici ore.

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In entrambi i casi, si tratta di numeri straordinari e impressionanti. E se i ragazzi romani ormai sembrano non fare più notizia, visto che arrivano da un anno in cui hanno riempito l’Arena di Verona, il Circo Massimo e tantissime location di prestigio anche all’estero, i Pinguini sorprendono perché il loro percorso, per certi versi, è stato ancora più fulmineo e atipico in questo periodo storico in cui la gavetta, nel mondo della musica, è un concetto desueto.

Il parallelismo impossibile tra Måneskin e Pinguini

Al di là della quasi contemporanea consacrazione a San Siro, di punti in comune tra le due band non se ne trovano. Mentre i Måneskin hanno fin qui cantato in italiano e inglese, passando dal rock più duro al pop più melenso, conquistando un successo straordinario, diventando icone del movimento LGBT, sempre pronti a provocare, irriverenti e disposti a prendersi sul serio anche nel loro ruolo di rockstar moraliste, i Pinguini sono passati da un indie rock scanzonato a un pop dallo stile unico, ironico, narrativo e citazionista, fregandosene spesso di apparire e puntando molto sul saper raccontare umori e sensazioni di chi spesso viene messo ai margini.

Due modi di concepire la musica differenti, esemplificati anche da due percorsi che, seppur cresciuti in parallelo, si sono mossi su terreni quasi opposti. Damiano e compagni hanno iniziato, nel 2016, cantando letteralmente per strada, per poi tentare nel 2017 il trampolino di X Factor, riuscendo nell’impresa di diventare star pur non vincendo, conquistando Sanremo e da lì la gloria internazionale.

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Ben più lenta e macchinosa, se vogliamo, la storia dei Pinguini, nati nel 2010, nella provincia di Bergamo, come band metal demenziale. Protagonisti di una gavetta davvero d’altri tempi, lanciarono il loro primo EP, Cartoni animali, nel 2012, per arrivare a un vero album solo due anni dopo, nel 2014, con Il re è nudo, seguito da Diamo un calcio all’aldilà e Gioventù bruciata.

La svolta della loro carriera è arrivata solo nel 2019, quando i Måneskin erano già sulla cresta dell’onda. In quell’anno firmarono con la Sony e pubblicarono l’album Fuori dall’hype, il cui exploit fu garantito dalla partecipazione a Sanremo con la sorprendente Ringo Starr. Da lì la loro ascesa non si è più arrestata, permettendogli di conquistare traguardi impensabili e di arrivare a suonare nello stadio di Milano dopo oltre dieci anni di live, successi, delusioni, speranze ed esperienze a dir poco formative.

Per questo e mille altri motivi un confronto tra loro e i Måneskin è impossibile e ingiusto. Quel che resta è solo il risultato finale: mai come in questo momento l’Italia può vantare due band credibili, in grado di riempire gli stadi, cosa mai accaduta in passato, nemmeno nel periodo d’oro del nostro prog. E questo non è per nulla scontato.

Di seguito il video di Giovani Wannabe:

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