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Morgan contro Ultimo: “Posso darti ripetizioni di piano gratis”

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Morgan

Al Concertone del Primo Maggio, Morgan torna ad attaccare ultimo accusandolo di aver copiato il titolo della sua canzone.

Morgan è ormai famoso per le sue uscite eccentriche. Ieri, durante il Concertone del Primo Maggio, ha approfittato dell’enorme visibilità data da quel palco per attaccare Ultimo che il 17 maggio pubblicherà il suo nuovo disco intitolato “Altrove“, proprio come una delle sue canzoni più conosciute.

Il cantante aveva già accusato Ultimo di plagio poche settimane fa e ieri, in un’intervista rilasciata prima di salire sul palco del Circo Massimo, gli ha rivolto delle ulteriori frecciatine.

Le parole di Morgan

Per prima cosa, Morgan ha attaccato Ultimo mettendo in discussione la sua abilità al pianoforte: “Ho sentito delle cose sue al pianoforte. Non ci siamo, è musica che non merita di essere considerata interessante. Rispetto il ragazzo, se vuole imparare a suonare posso anche fargli gratis delle lezioni, non è un problema“.

Morgan
Morgan

Parlando poi del presunto plagio il cantante ha detto: “Tutti i titoli, non solo il mio, sono canzoni già edite. Non sono cover, sono titoli copiati. A me non interessano i diritti, non li voglio. Ti sto dicendo di essere originale, di non stare a vedere le idee degli altri: hai vent’anni, dovresti essere un vulcano di idee“.

Il monologo sul palco del Concertone

Durante il concertone, poi, Morgan ha deciso di eludere la regola “niente monologhi”: “Giustamente voi avete il vostro spettacolo” – ha esordito – “ma sul palco non è festa, è lavoro, questo è un giorno di lavoro. Io voglio ringraziare tutte le persone che sono qui a fare si che questa cosa si faccia; sono dei ragazzi competenti, persone che hanno studiato, che si impegnano”.

Ultimo
Ultimo

Infine il cantautore ha rivolto un duro attacco alla politica: “I musicisti non hanno alcun tipo di tutela legale in questo paese, perché gli artisti non sono per niente considerati e rispettati. La musica è una cosa molto più importante di quello che i politici pensano che sia”.

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