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Bobby Solo confessa: “Mio padre si vergognava di me…”

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Microfono cantante

Bobby Solo svela alcuni segreti sulla sua vita: dal rapporto con il padre alla storia del suo nome d’arte.

Non è stato semplice essere Bobby Solo. Non lo è stato negli ultimi anni, complice la truffa di cui è stato vittima. Ma non lo è stato nemmeno da ragazzo, quando stava per arrivare al vertice della propria carriera ma non riusciva ad avere il sostegno di un fan molto speciale: il padre. Lo ha confessato lo stesso cantautore, raccontando alcuni segreti in un’intervista al Corriere della Sera. Oltre a svelare il significato del suo nome d’arte, Roberto Satti ha voluto parlare anche di altri aspetti della sua vita: dal rapporto con il padre alla storia di Una lacrima sul viso.

Bobby Solo racconta il rapporto difficile con il padre

All’apice del successo, Bobby piaceva a tutti, vinceva Sanremo e vendeva album in tutto il mondo. Eppure, non riusciva a farsi apprezzare dal padre. Lo ha confessato, non senza dolore, lo stesso artista: “Mio padre era del 1906 e amava solo la musica di Wagner, Beethoven, Verdi e Puccini e si vergognava di me“.

Microfono cantante
Microfono cantante

Proprio a causa del padre il cantante fu costretto ad adottare un nome d’arte. Il nome che, a causa di una segretaria un po’ sbadata, diventò famoso in tutto il mondo. A quanto pare, fu infatti il padre a diffidare l’etichetta Ricordi dall’utilizzo del cognome Satti, per evitare che l’azienda per cui lavorava, l’Alitalia, potesse scoprire che suo figlio voleva fare il cantante. Così, il direttore artistico trasformò Roberto in Bobby e quando la segretaria gli chiese il cognome, lui rispose di getto: “Solo Bobby“. Per un fraintendimento, la donna pensò che Solo fosse il cognome. E così nacque il nome d’arte con cui ancora oggi l’artista è conosciuto dappertutto.

La storia di Una lacrima sul viso

Nel corso della sua intervista Bobby ha voluto raccontare anche la storia della sua canzone più famosa, Una lacrima sul viso. Un brano dalla genesi particolare. L’aveva scritta quando era ancora un ragazzo, in cucina, mentre la madre gli preparava il pranzo. Quando il padre di Mogol gli chiese una canzone, lui gliela fece ascoltare e lui la trovò piacevole, anche se con un testo banale. Ad aggiustarla lo aiutò proprio il famoso autore, che in venti minuti dentro una Renault R4 color grigio topo diede vita alla versione definitivo del testo. E con quella canzone la carriera di Bobby esplose definitivamente, rendendolo uno degli artisti italiani più amati nel mondo.

Di seguito il video:

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