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Morte Michele Merlo, emergono novità: secondo la superperizia avrebbe potuto salvarsi

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Microfono cantante

La superperizia voluta dal gip di Vicenza sulla morte di Michele Merlo fa emergere una novità importante: il cantante avrebbe potuto salvarsi.

Ormai è passato più di un anno dalla drammatica morte di Michele Merlo, cantautore ex Amici amatissimo dai fan, ma le indagini proseguono senza sosta. Nelle ultime ore sono arrivati i risultati della superperizia voluta dal gip di Vicenza. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, ciò che emerge potrebbe dare una svolta alle indagini: il cantante avrebbe potuto salvarsi se la sua malattia fosse stata diagnosticata prima dal medico di base.

Morte Michele Merlo: la posizione del medico di base

Un’inchiesta per omicidio colposo è stata aperta su Pantaleo Vitaliano, medico di base di Michele Merlo. L’uomo non avrebbe infatti compreso in tempo la gravità dell’ematoma che provocava grandi dolori al ragazzo, e lo avrebbe mandato a casa senza ulteriori indagini. Dal momento che Michele gli aveva parlato di un colpo preso durante un trasloco, il medico aveva ipotizzato si trattasse solo di uno strappo.

Microfono
Microfono

Un errore gravissimo che avrebbe, di fatto, condannato il 28enne cantautore alla morte a causa della leucemia che gli ha causato un’improvvisa emorragia cerebrale. Proprio da questa consapevolezza è nata negli ultimi mesi la battaglia della famiglia. Il padre e la madre hanno infatti chiesto a gran voce di far luce sulle cause che hanno portato alla morte di Michele. Non per poter colpevolizzare qualcuno, ma per comprendere la verità su quanto è accaduto e quanto avrebbe potuto accadere.

Il risultato della perizia

Secondo quanto riferito dal Corriere, i periti avrebbero affermato che, se il cantante fosse stato sottoposto a delle analisi del sangue, sarebbe emerso che qualcosa non andava, e se la giusta terapia fosse stata sottoposta al ragazzo in maniera tempestiva, a partire dal 27-28 maggio, probabilmente avrebbe avuto una percentuale di sopravvivenza che si sarebbe attestata tra il 79 e l’87%.

Resta comunque un margine di variabilità importante che rende di fatto impossibile poter affermare con certezza quale sarebbe stato il decorso della malattia che ha strappato alla vita Michele Merlo troppo presto. Stando così le cose, toccherà al gip decidere se l’accusa di omicidio colposo nei confronti del medico di base potrà reggere o se l’effettiva incertezza potrà portare l’uomo a essere totalmente scagionato.

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